COVER-CITTAREALE

L. PASSERA 

Recensione a S. RANUCCI, Le monete della rocca di Cittareale. Materiali per lo studio della circolazione monetale ai confini settentrionali del Regno, Edizioni ZiP, Pescara 2015 (Mezzogiorno Medievale, XII), pp. 80. ISBN 978-88-97131-13-7

 

Il lavoro di Ranucci presenta una ricerca sui rinvenimenti monetali recuperati dal territorio di Cittareale (RI) e in particolare raccolti in occasione di scavi e lavori di sistemazione presso la Rocca di età angioina. L’argomento, in verità, offre all’A. lo spunto per un riesame critico della circolazione monetale nel territorio dai periodi più antichi (III sec. a.C.) al XIX secolo. Già nella prefazione di Andrea Saccocci (Università di Udine) si focalizza l’attenzione su alcune scelte metodologiche operate dall’A. che ci permettiamo di richiamare qui perché ne condividiamo la lettura: la presentazione catalografica delle monete che, come vedremo, è organizzata per periodi storici, è di volta in volta accompagnata da commenti perfettamente valutati e mai eccessivi. A fronte, infatti, di lavori in cui è quasi abitudine consolidata affiancare all’apparato scientifico (rappresentato essenzialmente dalla schedatura dei beni numismatici) un’analisi generale della circolazione monetale nel periodo e nell’area in oggetto, l’opera di Ranucci riesce a sfruttare la documentazione numismatica che presenta senza rendere prolissi i riferimenti storico-politico-economici che richiama. Questa linea di lavoro rende l’opera estremamente leggibile e piacevole anche per un pubblico non specialistico in piena coerenza comunque con quanto prospettato dai promotori della collana Mezzogiorno Medievale, che ospita l’opera e che è ora giunta al dodicesimo volume; questo risultato, a nostro avviso, viene raggiunto anche grazie alla pianificazione interna del lavoro. Ranucci organizza la sua ricerca in cinque sezioni tematiche: La circolazione monetale del territorio di Cittareale, dati a confronto (pp. 16-18); La documentazione numismatica antica (pp. 19-23); La documentazione numismatica della rocca di Cittareale (pp. 24-65); Tessera mercantile e gettone di Norimberga (pp. 66-67); Medaglie devozionali (68-69). Il primo capitolo, dal titolo La circolazione monetale ai confini del Regno, dati a confronto, funge da introduzione. Nel capitolo l’A. chiarisce che il sito di Cittareale deve la sua importanza alla posizione strategica che controllava l’alta valle del fiume Velino, area in relazione con il reatino, lo spoletino, la zona de l’Aquila, fino alle aree limitrofe settentrionali e orientali. I ritrovamenti discussi da Ranucci appaiono fortemente connessi con le vicende militari della Rocca di Cittareale e ne riflettono lo sviluppo e la decadenza dal XIV al XIX secolo. Particolarmente interessante, in questo capitolo, la discussione sull’esistenza di zecche medievali nelle cittadine di Cascia e Norcia, chiamate in causa dall’A. in ragione della loro vicinanza a Cittareale e più volte attestate nei documenti cittarealesi in merito a relazioni commerciali e militari. Si ritenne erroneamente in passato, come recepito anche dal XIV volume del CNI, che a Cascia fu presente una zecca grazie ad una presunta concessione papale di Sisto IV nel 1471 (richiamata anche da Travaini 2011, s.v. Cascia), in realtà Ranucci ribadisce l’assenza di un qualunque documento comprovante tale concessione di zecca e chiarisce come l’equivoco sia originato da fonti archivistiche in cui si attesta per quasi un secolo (1469-1570) la registrazione di moneta casciana. Parimenti per la presunta zecca di Norcia, ricorda l’A., si dev’essere ingenerato il medesimo errore: la presenza di registrazioni attestanti moneta nursina ha spinto a ritenere esistente una zecca a Norcia già dal XV secolo. Ranucci conclude (osservando l’assenza di esemplari anche nella consistente documentazione numismatica raccolta a Cittareale) che queste citazioni monetarie siano state utilizzate, evidentemente, per indicare dei valori di conto locali. Esse nacquero dall’esigenza di specificare nei documenti il corso legale di monete effettivamente presenti in circolazione ma localmente accettate con un valore differente: le formule monetali in oggetto (moneta casciana o nursina) sono spesso accompagnate infatti dall’aggettivo correntes o usuales. Ranucci dunque dà una risposta definitiva a una questione che anche recentemente è stata oggetto di interpretazioni fuorvianti dei documenti noti e che ripropongono, in particolare per Norcia, la immaginosa ipotesi dell’esistenza di una zecca[1]. Nel capitolo sulla documentazione numismatica antica, l’A. ricorda le monete che il territorio cittadino ha restituito a partire dal III sec. a.C. fino al V secolo d.C. Consistente è la presenza nella villa tardoromana di loc. San Lorenzo (scavi 2007-2008) di materiali della II metà del IV sec. d.C.: l’A. ne restituisce la consistenza anche attraverso una tabella di agile lettura che rende l’idea della presenze tipologiche nel territorio. Dalla rocca di Cittareale proviene solo un antoniniano non meglio identificabile la cui presenza nel sito però, in ragione della posizione archeologica, potrebbe essere casuale. Per il periodo a seguire non paiono esserci finora attestazioni in situ di monete dal VI al XIII secolo. Ranucci ricorda tuttavia le notizie (già edite dallo stesso autore e tratte da un documento di XVIII-XIX secolo[2]) del rinvenimento nei pressi di Cascia di due solidi di Giustino I e Giustino II e di un denaro di X secolo forse di Ottone II di Sassonia. Il capitolo più corposo tratta la documentazione numismatica dalla rocca consistente in 156 monete di età medievale e moderna, 1 tessera mercantile ed alcune medagliette votive; i materiali provengono da recupero in occasione di sistemazioni edili, quindi del tutto sprovvisti di una localizzazione puntuale. L’A. presenta i materiali secondo quattro principali periodi cronologici (periodo angioino; periodo dagli Aragonesi a Carlo VIII; XVI secolo; XVII e XIX secolo); ciascuna sezione cronologica è affrontata in maniera autonoma: ad una parte storica si affiancano l’analisi della circolazione monetaria ed il riscontro nella documentazione numismatica recuperata che viene elencata anche in tabelle riassuntive. Segue, a chiudere ciascuna sezione, il catalogo delle monete del periodo in oggetto. La scelta di presentare i materiali in forma cronologica contribuisce a snellire l’opera perché l’A., costretto a stare strettamente sull’argomento, non eccede mai nel commento: attraverso questa modalità espositiva riesce a non svicolare dall’analisi stringente e a non divagare. In un testo dedicato anche a non specialisti questo tipo di presentazione aiuta a non perdere il filo della lettura e ad apprendere più agevolmente lo sviluppo diacronico degli accadimenti politici connessi con la relativa storia monetaria locale. Innegabile, poi, la comodità di poter accedere ad ogni catalogo relativo al periodo trattato nella sezione evitando di dover fare avanti e indietro tra testo, note e catalogo finale (senza considerare molti altri lavori che presentano alle volte tavole iconografiche separate, mentre qui ciascuna immagine è annessa alla scheda). I 41 ritrovamenti del periodo angioino sono coerenti con quanto acclarato dai recenti studi: Cittareale fu fondata nel 1329 e le prime monete attestate sono denari tornesi di Guillame I e Guy II de la Roche per il Ducato di Atene emessi dalla zecca di Tebe di Beozia (1280-1308) e provisini del Senato Romano (post 1280-1400). I tornesi entrarono nel Regno angioino grazie all’immissione in circolazione di coniazioni di Carlo I e II a Chiarenza, come ben testimoniano i rinvenimenti in centro Italia. Le altre emissioni sono per lo più spiccioli destinati al commercio quotidiano: soprattutto la moneta del Senato Romano si segnala come quella più rappresentativa con tre nominali diversi e conferma che l’area della Sabina in questo periodo era inserita nell’area di circolazione della monetazione romana. La riapertura della zecca de l’Aquila (1381) e le vicende storiche per il controllo della zona attestano un maggior flusso della moneta abruzzese a partire dall’ultimo quarto del XIV secolo. Il periodo che vede la frequentazione del sito dal dominio degli Aragonesi alla discesa di Carlo VIII di Francia ha restituito ben 68 monete. In una prima fase si verifica l’assenza di monete spicciole di nuova emissione con il probabile riuso di monete del periodo precedente e l’afflusso di emissioni da zecche dell’Italia centrale come Urbino, Gubbio e Pesaro. Sono attestati nominali di taglio inferiore coniati da zecche papali e un quattrino tirolese del Conte Sigismondo. Presenti alla Rocca anche tornesi emessi dai duchi ribelli filoangioini: 5 esemplari di Campobasso di Nicola II di Monforte (1461-3) e 1 tornese forse di Limosano coniato da Nicola II con Jacopo di Montagano (si tratta del secondo esemplare noto). I reperti, poiché collegabili al pagamento di truppe ribelli (tali tornesi sviliti non erano accettati come moneta ufficiale), contribuiscono indubbiamente a sostenere storicamente che Nicola II partecipò ad operazioni militari in Abruzzo. Con l’avvento sul trono aragonese di Ferdinando I (meglio noto come Ferrante) si avviò la produzione dei famosi cavalli, che sono l’emissione più abbondante a Cittareale soprattutto per le zecche de l’Aquila (33 esemplari) e Napoli (9 esemplari). L’A. ci informa che la Rocca venne parzialmente distrutta in occasione degli scontri con la rivale Amatrice nella II metà del XV secolo: qualche tempo dopo, a scontri conclusi, la Rocca fu ricostruita e di questa iniziativa ci rimangono fortunatamente alcune testimonianze documentarie che forniscono costi e finanziamenti impiegati ma che, dal punto di vista dello studio della circolazione, sono testimoni parlanti della crisi monetaria di fine Quattrocento che portò alla consistente svalutazione del cavallo. La conquista del Regno da parte di Carlo VIII di Valois, dopo la morte di Ferdinando I (1494), è testimoniata nella Rocca di Cittareale dalle monete di zecche abruzzesi (cavalli aquilani, di Chieti e di Sulmona): da questo momento la struttura perse il suo ruolo di importante baluardo a difesa del confine settentrionale del Regno di Napoli. La scarsa operatività militare della Rocca nelle vicende storiche e soprattutto nelle operazioni belliche della zona nei secoli a seguire appare confermata dai documenti monetali raccolti. Così quattrini papali del I quarto del XVI secolo potrebbero testimoniare la presenza di militari nella Rocca e nel territorio in più momenti ad esempio in occasione della guerra tra la città di Cascia e il Papato (I quarto del secolo). Uno scudo d’oro suberato emesso a Crémieu per Francesco I di Francia parrebbe essere connesso al movimento di truppe francesi nella zona mosse contro il governatore della regione Sciarra Colonna (1528). In generale l’A. osserva una oggettiva minor presenza monetale per il XVI secolo, con una predominanza di quattrini di zecche marchigiane e laziali. Tale rarefazione si accentua ancor più nel XVII e XVIII secolo ed è certamente da porre in relazione con il mutato ruolo militare della Rocca, che non ospitò più guarnigioni stabili: si spiega così anche la scarsa presenza di monete di Napoli destinate alle truppe (1 solo esemplare da 3 cavalli di Filippo IV, 1621-47). Alle emissioni di quattrini di zecca papale (Roma, Gubbio) nella prima metà del XVII secolo, l’A. relaziona un doppio tornese di Massimiliano I di Bethune perché queste monete francesi circolavano ampiamente in centro Italia e dovettero esser valutate al pari dei quattrini papali. Un nuovo ruolo della Rocca appare forse testimoniato dall’accoglienza di credenti verso l’ultimo quarto del XVII secolo, accorsi in seguito al “miracolo eucaristico” del 1683: le ostie consacrate nella chiesa di Sant’Antonio vennero ritrovate intatte nonostante il disastroso incendio che cancellò la struttura. Secondo Ranucci quattro bolognini della Repubblica di Lucca, potrebbero esser giunti a Cittareale proprio in seguito al flusso dei pellegrini ospitati nella Rocca. Per il secolo XVIII nella Rocca sono presenti emissioni papali (Roma, Ferrara) e due grana di Ferdinando IV di Borbone (Napoli). Oltre a reperti numismatici la Rocca ha restituito altri oggetti: una tessera mercantile, ascrivibile alla famiglia fiorentina dei dell’Antella (XIII-XV sec.), il cui ritrovamento contribuisce a comporre il quadro della circolazione di questi oggetti dal ruolo ancora non definitivamente acclarato. Dalla Rocca è stato raccolto anche un gettone da abaco di Norimberga (ca. 1500-85). L’ultimo gruppo di materiali esaminati da Ranucci è composto da quattro medaglie devozionali di XVII-XVIII secolo, probabilmente in uso come terminali di rosario, e viene messa in relazione dall’A. con la presenza di pellegrini nella Rocca di Cittareale in seguito al già citato “miracolo eucaristico” del 1683. In tutta la sua disamina Ranucci ricorre ad un ampio, pertinente ed aggiornato repertorio bibliografico per documentare scientificamente i ritrovamenti ed approfondire le notizie su cui basa il lavoro di analisi. L’opera si conclude con l’indice dei nomi e con quello dei luoghi citati. Si tratta quindi di un testo completo che riesce a combinare insieme un’agile scrittura e approfondimenti ponderati e che, nonostante concentri l’attenzione su una zona tutto sommato ristretta, andrà considerato anche come strumento di confronto per il metodo di lavoro utilizzato.

 

 

Bibliografia

Ranucci, S.2002, Rinvenimenti monetali dal territorio di Cascia: un manoscritto di fine XVIII-XIX secolo, “Annali dell’Istituto Italiano di Numismatica”, IL (2002), pp. 201-269.

Pigozzo, F. 2011, Norcia, in Travaini 2011, pp. 495-496.

Travaini, L. (a cura di) 2011, Le zecche italiane fino all’Unità, Roma 2011.

 

[1] Cfr. Pigozzo 2011: lo studioso basa la sua ipotesi, oltre che su nuovi documenti in cui appaiono le medesime formule indicanti moneta nursina, anche sulla notizia che uno zecchiere di origini nursine, tal Benedetto di Simone, fosse attivo a Macerata a fine XIV secolo. Onestamente non riusciamo a cogliere in quest’ultima informazione una correlazione evidente tra l’attività di Benedetto a Macerata e l’esistenza di una zecca a Norcia nello stesso periodo, ma si tratta probabilmente di una nostra mancanza.

[2] Ranucci 2002.

 

Le monete della rocca di Cittareale
ISBN 9788897131137

Prezzo di copertina euro 24,00